SAVEASOLO – GIORNATA CONCLUSIVA 14 LUGLIO 2018

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La posta in gioco in Italia e all’estero è il futuro di migliaia di piccoli borghi, della loro dimensione autentica, della loro qualità di vita. Non si tratta solo di difendere un pensiero, o di salvaguardare le pietre e loro storie, e nemmeno la loro bellezza. C’è qualcosa di decisamente umano in questi insediamenti. Qualcosa che parla di una lenta e faticosa ricerca di pace.

Per 12 mesi Urbanautica Institute occupa un edificio nel centro storico di Asolo, ad un’ora da Venezia. Questa perla medievale, che domina sugli omonimi colli, è stata per secoli una meta privilegiata per intellettuali e artisti. Sebbene considerato uno dei borghi più belli d’Italia, anche dalla segnaletica stradale, e pertanto favorito dal turismo, Asolo soffre di un graduale declino della popolazione, di un’offerta abitativa inadeguata, e di una perdita di servizi alla comunità.

In pianura, nel restante territorio comunale, si registra una tendenza decisamente opposta. La campagna, più facile da colonizzare, sta progressivamente lasciando spazio a nuove espansioni residenziali (Villa d’Asolo, Casella d’Asolo e Sant’Apolinnare), a fabbriche e servizi, mentre nel cuore di Asolo restano meno di 300 abitanti. Una emorragia demografica. Durante la settimana, nei giorni feriali, Asolo è un borgo per lo più disabitato. Nel weekend, invece, si popola di un gregge assetato che risale il colle per godersi il panorama, e i suoi famosi “cento orizzonti” cantati dal poeta Giosuè Carducci. I tavolini dei bar si riempiono, i commercianti sorridono. Gli spazi pubblici sono occupati dalle attività più improbabili: sagre, raduni di macchine d’epoca, feste e commemorazioni. I ciclisti con le tutine attillate sfrecciano per le strette vie di porfido.

Un tempo gemma silenziosa che attraeva e custodiva tra le sue mura artisti e poeti in cerca di pace e ispirazione, oggi è invasa più un turismo di massa. Nonostate una variegata programmazione, le attività culturali decollano a fatica, i due teatri sono chiusi per buona parte dell’anno, la casa del compositore Malipiero è in rovina. Le case di Eleonora Duse (la “divina” attrice di teatro) così come quella della esploratrice e scrittrice Freya Stark sono in mano ai privati e poco accessibili. Il museo civico è privo di un reale timone curatoriale. La “Rocca”, la fortezza che domina il borgo da secoli di notte appare castrata da una illuminazione ridicola, sebbene ecologicamente compatibile. I portici di via Browning che portano all’unica piazza del centro storico, convertita da tempo a parcheggio, sono tappezzati menù alimentari.

Fin qui il destino sconveniente di questo meraviglioso piccolo borgo non è poi diverso da quello di molti altri paesi in Europa per i quaIi l’unica possibilità pare essere quella di trasformarsi in un quartiere latino. In parte la prossimità ad altri importanti centri storici del Veneto, e la discreta prosperità dovuta all’appartenenza ad un tessuto produttivo e industriale ancora resistente, preservano Asolo.

C’è una distanza tuttavia da colmare fra la vecchia e la nuova Asolo che appare invece vitale, giovane, multietnica e che continua la propria crescita silenziosamente in pianura. Qui si raccoglie quasi la totalità della popoplazione. Qui certo non troviamo il fascino architettonico come in cima alla collina, anzi ritroviamo i caratteri tipici dello sviluppo insediativo veneto, a volte un po’ anonimo e convulso. Tuttavia qui siamo sempre ad Asolo. E qui si respira una disaffezione concreta rispetto alle sorti demografiche del centro storico. Ciò che forse andava decentrata non era la popolazione bensì la cultura. Questa considerazione riguarda ormai il passato. Cosa fare ora? Il futuro passa necessariamente per il coinvolgimento e la partecipazione della nuova Asolo. Urbanautica Institute vuole lavorare in questa direzione, per rinforzare e saldare legami fra le parti.

Nel corso degli anni ‘70, così come in altre stagioni precedenti, grazie al mecenatismo di Francesco Conz, Asolo ha vissuto una delle pagine più significative del Fluxus in Italia. Hermann Nitsch, Günter Brus, Charlotte Moorman, Al Hansen, Jon e Geoffrey Hendricks, Nam June Paik, Takako Saito, Peter Moore, Alison Knowles, Bob Watts, Philip Corner, Emmett Williams, Carolee Schneemann e molti altri vissero in questi luoghi. Alcuni di loro hanno lasciato delle tracce indimenticabili sebbene quello spirito fatichi a ritrovarsi.

Urbanautica Institute intende raccontare l’evoluzione di questo territorio e analogamente favorire il coinvolgimento di artisti e il loro confronto con il locale.

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